FAQ

Le risposte alle domande più frequenti

 

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I produttori avicoli piemontesi, forse per il carattere un po’ chiuso tipico della gente del Nord Ovest, forse per la dedizione e la passione che dedicano al loro lavoro, si sono sempre e solo preoccupati dell’eccellenza qualitativa delle loro produzioni senza investire particolari risorse e energie nella promozione dei loro prodotti. Questa è anche una delle ragioni della persistenza di falsi luoghi comuni che purtroppo aleggiano sul nostro mondo. Uno degli scopi principali del Consorzio è di promuovere e valorizzare i nostri prodotti. In questa sezione raccontando sotto forma di domande e risposte che cosa effettivamente facciamo per raggiungere l’eccellenza qualitativa di cui tanto andiamo fieri, vogliamo non solo rassicurare i consumatori ma invogliargli a scegliere i nostri prodotti perché sani, sicuri, controllati, certificati e non ultimo buoni.

Polli, galletti e faraone sono allevati in batteria?

Assolutamente no. Anche se la legge non lo vieta è sicuramente da più di trent’anni che tutti gli avicoli da carne si allevano esclusivamente a terra e su lettiera. Parte delle galline ovaiole invece sono ancora allevate in gabbia. Tuttavia questa metodica di allevamento verrà vietata a partire dal 2012 e gli allevatori consorziati di galline ovaiole che ancora usano le gabbie si stanno attrezzando per sostituirle entro la data prefissata.

Per far crescere così rapidamente i polli vengono usati ormoni?

Assolutamente no. Gli ormoni sono vietati per legge. L’idea che agli avicoli vengano somministrati ormoni è pura fantasia che ha l’unico scopo di denigrare il nostro lavoro. La crescita degli avicoli da carne e dei polli in particolare dipende da una serie di fattori: pulcini sani e forti, rispetto del benessere e della biosicurezza negli allevamenti, mangimi sani e bilanciati. L’uomo da sempre ha cercato di migliorare le razze e i vegetali, selezionando gli elementi migliori e facendoli accoppiare tra di loro o innestando e incrociando le piante migliori. Questa e solo questa è la pratica che ha permesso di selezionare razze avicole da carne capaci di accrescimenti importanti. Gli allevatori per permettere agli animali di esprimere il loro potenziale devono garantire loro condizioni di benessere ottimali.

I mangimi contengono antibiotici?

Assolutamente no. Dal 1 gennaio 2006  è stato bandito nei mangimi l’uso degli antibiotici  promotori della crescita. Gli animali come tutti gli esseri viventi si possono ammalare e in tal caso vanno ovviamente curati. L’impiego di farmaci sottostà alle prescrizioni del veterinario aziendale. I farmaci hanno tempi di sospensione, ossia non possono essere somministrati in prossimità della macellazione. Questa pratica è molto importante perché garantisce al consumatore la totale assimilazione del farmaco da parte dell’animale e quindi la garanzia dell’esclusione di residui di farmaci nelle carni. La cura degli animali non comporta rischi per il consumatore. La sicurezza che questa pratica venga rispetta è garantita dai veterinari del servizio sanitario pubblico che, sempre presenti nei macelli,  con analisi a campione ricercano l’eventuale presenza di residui.

Che cosa c’è nel mangime?

Il mangime è composto al 90% da cereali quali mais, grano, orzo, sorgo e soia. La percentuale varia in base alla tipologia e all’età dell’animale. Il restante 10% è composto da minerali quali carbonato e fosfato importanti per lo sviluppo osseo, da vitamine e oligoelementi e da oli vegetali o grassi animali fondamentali per il loro contributo energetico alla dieta. Inoltre recentemente, proprio come nell’alimentazione umana si fa spesso ricorso a erbe o lieviti anche in zootecnia si stanno sperimentando diversi prodotti naturali.

Che cosa succede in allevamento?

Ogni allevamento deve avere un codice rilasciato dalla ASL competente, la quale dopo visita ispettiva verifica la presenza delle condizioni che la legge impone per potere allevare. Gli allevamenti avicoli devono essere recintati e all’interno non devono essere presenti altri volatili. Ogni capannone deve avere il pavimento in cemento o in superficie lavabile, reti antipassero, mangiatoie e abbeveratoi sufficienti. L’allevamento deve essere dotato di silos per il mangime,  di cella frigorifera per lo stoccaggio degli animali deceduti e di un effettivo programma di derattizzazione. Ad ogni immissione di pulcini il capannone deve essere pulito e disinfettato. Tra un’immissione e l’altra deve essere rispettato un periodo di vuoto sanitario la cui durata varia a seconda della specie allevata.  I pulcini vengono immessi su lettiera nuova in ambiente riscaldato. I sistemi di alimentazione e abbeveraggio sono automatici. L’allevatore ispeziona gli animali almeno una volta al giorno e annota su apposito registro ogni movimentazione da e per l’allevamento. L’attività principale dell’allevatore quando gli animali sono in allevamento è di controllo e sorveglianza affinché siano garantite le condizioni di accrescimento migliori. Nell’allevamento moderno un ruolo centrale è svolto dal veterinario aziendale, il quale è responsabile della conduzione sanitaria. Spetta infatti a lui prescrivere trattamenti terapeutici in caso di insorgenza di malattie Prima di essere inviati al macello gli animali vengono ispezionati dal veterinario della ASL di competenza che certifica l’idoneità degli animali alla macellazione. Gli animali sono quindi costantemente monitorati e ogni ispezione viene annotata nel registro aziendale  Per un ulteriore approfondimento invitiamo a leggere la sezione del nostro disciplinare relativa agli allevamenti.

Come si interpretano i codici stampati sulle uova?

Su ogni singolo uovo sono riportati i seguenti codici:
0IT 001 TO 700 B
Il primo numero indica la tipologia di allevamento (0=biologico, 1=all’aperto, 2=a terra, 3=in gabbia). Le prime due lettere indicano la sigla dello Stato di produzione delle uova (IT= Italia). Le seconde tre cifre indicano il Codice Istat del Comune di allevamento. Le seconde due lettere indicano la sigla della provincia di appartenenza (TO=Torino). Le ultime tre cifre indicano il Codice di Allevamento. L’ultima lettera è facoltativa e indica l’unità produttiva di deposizione.

Perché consumare locale?

Il Made in Italy è sinonimo e garanzia di qualità, in particolare l’eccellenza del settore alimentare è invidiata in tutto il mondo. Consumare carni avicole e uova italiane significa scegliere prodotti sottoposti ai rigidi e efficaci controlli dell’autorità pubblica italiana, significa scegliere prodotti provenienti da allevamenti all’avanguardia in tema di biosicurezza e di rispetto delle  norme di allevamento non vincolanti i paesi extra europei.
Il Piemonte è particolarmente vocato all’allevamento avicolo poiché gli allevamenti sono generalmente di piccole o medie dimensioni e dislocati quasi sempre a notevole distanza gli uni dagli altri. Queste condizioni sono particolarmente indicate per il rispetto delle biosicurezza e del benessere animale.

Come sarà l’avicoltura di domani?

L’Italia già da anni è autosufficiente per i propri fabbisogni di carni avicole e di uova. Il futuro non sarà quindi volto alla quantità ma esclusivamente alla qualità. La qualità è un concetto complesso e nell’ambito dell’avicoltura coinvolge diversi fattori. La qualità delle carni e delle uova intesa come sicurezza alimentare è la precondizione che sta alla base delle produzioni avicole. I veterinari del servizio pubblico nazionale, i veterinari aziendali, gli allevatori e più in generale tutti gli operatori della filiera lavorano quotidianamente per garantire carni avicole e uova sane e sicure.
Il consumatore tuttavia oggi vuole sapere di più, non si limita alla qualità delle carni ma si interroga sulle condizioni di vita degli animali di cui si nutre. Il concetto di qualità si amplia investendo anche la dimensione etica dell’allevamento.
Particolarmente indicativa a tal proposito è la Risoluzione del Parlamento europeo su un programma di azione per la protezione e il benessere degli animali 2006-2010 (2006/2046(INI) dove si evidenzia che “tutte le analisi di impatto relative alle nuove norme in materia di protezione degli animali dovranno considerare nel loro insieme le incidenze etiche, sociali ed economiche basandosi sui nuovi progressi della scienza, sulle esperienze pratiche e sugli sviluppi a livello internazionale”. Il Parlamento Europeo in modo saggio e bilanciato ha posto le basi per l’allevamento del domani. La dimensione etica e sociale non può eludere i costi economici e viceversa. La Comunità Europea da un lato deve sostenere i costi che le norme in materia di benessere animale comportano e dall’altro tentare di estendere tali pratiche anche ai paesi extra comunitari in modo da non generare forme di concorrenza sleale. Il progetto è ambizioso e come tale difficoltoso da realizzare, tuttavia sarà sicuramente la via da seguire. Il giusto equilibrio tra le componenti etiche, sociali ed economiche dell’allevamento avicolo garantisce prodotti di eccellente qualità, a costi (e quindi prezzi) decisamente contenuti e nel rispetto del benessere degli animali.